Il futuro si aspetta o si costruisce attivamente? È un flusso che ci travolge fatto di instabilità, cambiamenti continui e tecnologie in fase di miglioramento esponenziale, oppure è uno spazio di possibilità in cui possiamo scegliere una direzione e tenere in mano i fili del gioco?
Siamo stati catapultati in un’epoca in cui le nuove tecnologie e l’Intelligenza Artificiale accelerano ogni processo e il cambiamento sembra non concederci un attimo di tregua. È in questa fase che porsi le giuste domande è diventata una responsabilità etica che riguarda imprese e persone. In quanto esperti di digitalizzazione e innovazione, abbiamo scelto di partire da qui per celebrare un traguardo importante: i 30 anni di Stesi.
Lo abbiamo fatto con un evento esclusivo, che ha riunito dipendenti, clienti, partner e consulenti che hanno reso Stesi quella che è oggi, nonché alcune delle figure più autorevoli nel panorama dell’informatica e dell’innovazione. Venerdì 10 aprile 2026 abbiamo condiviso con loro un viaggio tra i ricordi di ciò che è stato, delle nostre origini, per poi riflettere insieme sul futuro che vogliamo costruire insieme ai nostri clienti.


Le nostre radici: il racconto di chi ha fatto Stesi
Ad aprire le celebrazioni è stato Stefano Cudicio, Presidente di Stesi, che ha rivolto un ringraziamento a tutti i clienti e dipendenti che hanno accompagnato l’azienda in questo lungo percorso. Il Presidente ha ripercorso le tappe fondamentali della nostra storia, rendendo omaggio alle persone che, con la loro incrollabile dedizione e competenza, hanno trasformato la sua visione in quella che è diventata una salda realtà aziendale.
Subito dopo, l’Amministratore Delegato Enzo Cancian ha offerto una panoramica dettagliata dell’evoluzione tecnologica e numerica dell’azienda: dal primo decennio di Stesi, dove abbiamo iniziato con 4 clienti e 4 dipendenti, fino ad arrivare poi a oggi, dove contiamo oltre 150 clienti, 35 dipendenti e una presenza in 9 paesi.


Guardando al futuro: gli interventi di chi ha fatto la storia
Abbiamo trasformato il nostro anniversario in un punto di partenza, non d’arrivo. Grazie al contributo di alcune delle figure più di spicco nell’ambito tecnologico italiano, ci siamo lasciati trasportare da una serie di riflessioni su tutto quello che ci aspetta. Perché l’approccio di Stesi è quello di proiettarsi al futuro tecnologico con la giusta etica e metodologia.
GenAI e situational awareness secondo Giovanni Miragliotta
Il Professor Giovanni Miragliotta (Full Professor del Politecnico di Milano e Senior Director presso “Osservatori Digital Innovation”) ha risposto ad alcune domande tanto provocatorie quanto attuali: se può farlo ChatGPT, dove sta il mio vantaggio competitivo? La GenAI sta davvero creando valore o sta solo banalizzando il lavoro? Come adottare l’Intelligenza Artificiale Generativa nella maniera corretta? Scoprilo leggendo il nostro articolo, che ripercorre tutte le tappe del suo intervento 👉 GenAI: situational awareness e vantaggio competitivo secondo Giovanni Miragliotta
Umano vs macchina: la visione di Federico Faggin
Un momento di straordinaria intensità è stato indubbiamente l’intervento dell’Ingegner Federico Faggin, inventore del microprocessore e pioniere della tecnologia touch screen. Faggin ha affascinato la platea invitandola a riflettere sulla distinzione ontologica tra la macchina, che opera in un dominio puramente logico e deterministico, e l’essere umano, che è un “campo di coscienza” dotato di sentimenti e capacità di dare significato ai simboli. Scopri la differenza tra coscienza umana e intelligenza artificiale nel nostro blog dedicato all’intervento di Faggin 👉 Federico Faggin ai 30 anni Stesi: la differenza tra coscienza umana e macchina


“Play the Future”: Etica e Visione nell’era dell’AI
Con una tavola rotonda dal titolo “Play the Future”, abbiamo condiviso un momento di discussione che ha visto protagonisti esperti di diversi settori: il Prof. Giovanni Miragliotta (Full Professor al Politecnico di Milano), Enrico Casiraghi (Chief Operating Financial Officer di Lega Serie A), Carlos Dos Santos (Amministratore Delegato di Amorim Cork Italia) e Francesco Pistorello (Sales Director di Toyota Material Handling Italia). Il dibattito ci ha fatto riflettere sull’aspetto etico e di visione futura dell’uso dell’Intelligenza Artificiale.
1. Prof. Miragliotta: secondo lei, la sfera dell’etica è giusto delegarla esclusivamente alla dimensione individuale, del singolo, oppure occorre un’imposizione dalla dimensione normativa?
“Intanto sappiamo tutti che regole di compliance e regole di etica non si toccano quasi mai.” rompe il ghiaccio il Prof. Miragliotta. Ci sono comportamenti che, per quanto non etici, non portano in galera. “Io credo che dei due piani quello più importante sia quello legato alla riflessione sulle implicazioni: ragionare su ciò che quello che sta succedendo […] potrebbe inavvertitamente far capitare. Io vivo l’etica del mio rapporto con l’intelligenza artificiale in questo modo” afferma il Professore.
Miragliotta ha poi portato l’esempio lampante dei bias di genere, spiegando come l’IA, addestrata su una base dati che riflette le nostre distorsioni storiche, rischi di amplificare le disuguaglianze anziché ridurle. Se chiediamo a un’IA generativa di creare un’immagine di una figura aziendale ‘CEO’, questa genererà l’immagine di un uomo, per quanto la domanda venga posta in maniera neutra. Questo accade perché l’IA è uno specchio che riproduce ciò che siamo stati; noi dobbiamo invece chiederci quale direzione vogliamo dare al nostro futuro. Se riteniamo che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale abbia delle implicazioni o degli effetti sulla nostra società che non riteniamo etici, è fondamentale prendere delle iniziative per arginare o azzerare questi rischi.


Ma quali altri rischi si corrono nell’alimentare l’IA con i nostri dati? Miragliotta ha sottolineato come dall’aprile 2026 sia ormai assodato che i dati rappresentino il principale fattore produttivo e la chiave della competitività aziendale. Se da un lato le imprese hanno imparato a proteggere i propri database scegliendo fornitori che garantiscono l’isolamento dei dati, sta emergendo un rischio nuovo e più sottile: la dispersione del know-how attraverso l’ingegneria dei prompt.
Il dilemma competitivo è, per come lo definisce il Professore, “rognoso”: non utilizzare l’IA significa restare indietro nel breve periodo, ma utilizzarla senza tutele espone al rischio che i fornitori di servizi AI collezionino queste logiche di lavoro per trasformarle in librerie offerte direttamente ai clienti finali, disintermediando di fatto l’azienda originaria. La sfida per le imprese si sposta quindi sulla capacità di capire dove risieda il vero valore aggiunto non replicabile da una libreria di prompt.
2. Dott.Casiraghi: che esperienza ha lei dell’Intelligenza Artificiale nel suo ambito e come può essere regolata a livello normativo?
“Il progresso non si ferma.” sottolinea Casiraghi. “Se si cerca di normare come si fa spesso in Italia, con 80.000 leggi, succede che le persone vanno all’estero dove non ci sono norme, oppure si rischia di fare norme già obsolete“. Il giusto approccio da adottare secondo il Dott. Casiraghi è quello invece di individuare lo spettro entro il quale andare ad esercitare un controllo (es.: tracciabilità, trasparenza, ecc…) e fissare dei principi (es.: l’obbligo di dichiarare se un’immagine è generata artificialmente, ecc…).
Ma come tradurre allora l’innovazione in un’organizzazione complessa? Per il Dott. Casiraghi, la chiave è la coerenza organizzativa, ovvero la capacità di mettere in correlazione strumenti e persone in modo responsabile. “L’organizzazione coerente è quella che dà alle persone giuste lo strumento giusto nel momento giusto. Un martello in mano a un bambino ha uno scopo, in mano a un fabbro ne ha un altro“.


Casiraghi porta poi due esempi di come, in Lega Seria A, l’IA abbia portato risultati:
- Accounting e RPA: l’integrazione tra AI e automazione robotica dei processi (RPA) per la registrazione delle fatture. Un sistema che lavora di notte con precisione assoluta, ma che mantiene l’uomo “a bordo” grazie a un’interfaccia che permette la validazione finale, evitando che la tecnologia venga percepita come una minaccia.
- Knowledge Management: l’uso dell’IA per interrogare faldoni di procedure, trasformando documenti statici in assistenti interattivi che eliminano il rischio di “allucinazioni” lavorando solo su dati aziendali certi.
Il cuore della sfida, tuttavia, resta umano: far cambiare abitudini in azienda è la parte più faticosa. Per questo, la fase di preparazione culturale e di ascolto prima dell’implementazione tecnica, è fondamentale per portare a bordo una platea eterogenea, dai nativi digitali ai profili più senior.
3. Dott. Dos Santos: come conciliate l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale con l’approccio tipico della vostra azienda nel mettere la persona al centro?
“Per noi la persona è quella che crea il valore.” precisa il Dott. Dos Santos. “Io non gestisco l’azienda, gestisco il talento dei miei collaboratori […]. Perché è lì che dopo si sviluppa lo spirito critico ed è questo spirito critico che ti aiuta a creare la differenziazione da azienda a azienda“. Se si delega eccessivamente il lavoro a un’IA, si rischia di perdere quella che è l’essenza della persona e ciò che la rende unica (e quindi, ciò che rende unica l’azienda di conseguenza). “Quando si parla di employer branding si parla anche di ritenzione del talento” afferma l’Amministratore Delegato di Amorim Cork, ricordando inoltre che in un Paese con un forte inverno demografico, trattenere il talento è una responsabilità sociale prima che economica.
Inoltre, Carlos Dos Santos rigetta con forza l’idea di un’intelligenza artificiale capace di profilare un individuo in pochi minuti, definendo l’essere umano come un ecosistema troppo ricco per essere ridotto a un semplice pattern. La filosofia di Amorim Cork mette al centro la vocazione, basando la selezione su un equilibrio dove l’attitudine conta per l’80% e la competenza tecnica solo per il restante 20%. Attraverso un rigoroso test attitudinale derivato da modelli psicometrici dei Marines, l’azienda cerca sì professionisti, ma soprattutto persone in grado di prosperare in un ambiente orientato alla felicità organizzativa. Questo approccio ha trasformato la vocazione individuale nella forza di una squadra imbattibile, garantendo ad Amorim Cork una crescita costante e un turnover quasi inesistente.
4. Dott. Pistorello: l’IA come sta trasformando l’operatività nel vostro settore?
“I magazzini, grazie a queste tecnologie, stanno diventando più autonomi, più predittivi, più interconnessi e (come cosa più importante) più sicuri” afferma il Dott. Pistorello. Ha poi illustrato come con tecnologie AMR (Autonomous Mobile Robots) e con il picking robotizzato, l’efficienza non è più solo una questione di velocità, ma di qualità e sicurezza.
“Il magazzino tipicamente utilizza un modello reattivo. L’IA aiuta a fare la transizione verso un modello predittivo“. Analizzando enormi quantità di dati, trend e stagionalità, permette di ottimizzare le scorte ed eliminare le rotture di stock, migliorando la credibilità delle aziende. L’adattamento dei percorsi in maniera dinamica, l’identificazione automatica della forma e tipologia dei prodotti, l’allocazione della merce in base all’ubicazione più vicina… questi sono solo alcuni degli aspetti che Francesco Pistorello ha evidenziato come principali benefici portati dall’IA nel settore logistico. Un punto di svolta citato da Pistorello è anche l’uso dei Digital Twins: simulatori avanzati che permettono di visualizzare in poche ore realtà logistiche complesse, abbattendo le barriere mentali verso l’automazione e riducendo drasticamente i tempi di progettazione.
All’interno di questo discorso, Francesco Pistorello ha ribaltato il paradigma sulla sostituzione uomo-macchina, spiegando che nella logistica l’automazione e l’IA non eliminano posti di lavoro, ma sopperiscono a una drammatica carenza di manodopera. La tecnologia inoltre agisce come un trasformatore di competenze: chi ieri guidava un carrello oggi diventa supervisore di flotta o analista di dati, lasciando alle macchine i compiti più gravosi e ripetitivi. Per gestire questa transizione, Toyota punta tutto sul reskilling attraverso academy dedicate, poiché la vera responsabilità aziendale risiede nel guidare le persone oltre la resistenza al cambiamento.
La nostra tavola rotonda ‘Play The Future’ ha confermato che il futuro non si subisce, ma si guida, si gioca. Questo lo facciamo con la consapevolezza che la tecnologia è un acceleratore di possibilità, ma la direzione rimane, orgogliosamente, una scelta totalmente umana, profondamente nostra.



