Mettere la tecnologia al servizio dell’essere umano, della sua vita e della sua coscienza: è questo l’augurio con cui Stesi celebra i suoi trent’anni di attività. Un impegno verso l’umanità che abbiamo voluto onorare ospitando, durante il nostro anniversario, colui che ha cambiato per sempre il corso dell’informatica moderna: l’Ingegner Federico Faggin, il fisico che ha inventato il microprocessore.

Il suo contributo è stato fondamentale per la digitalizzazione dell’informazione: parliamo delle prime memorie RAM, dei primi microprocessori e persino della tecnologia alla base del touch screen. Faggin ha progettato gli elementi essenziali che portiamo ogni giorno nelle nostre tasche. Eppure, proprio chi ha costruito le fondamenta della tecnologia moderna oggi ci invita a guardare oltre.

Da decenni, il celebre “test di Turing” ha rappresentato uno dei dilemmi più affascinanti e controversi del nostro tempo: se una macchina è solo in grado di imitare il comportamento umano, possiamo davvero considerarla intelligente? Oppure esiste una dimensione più profonda, fatta di coscienza, emozioni e significato, che rimane irriducibile a qualsiasi tentativo di simulazione? L’intervento di Faggin ha rappresentato un momento di riflessione che ci ha ispirato a interrogarci su cosa significa essere umani e cosa ci differenzia da una macchina o da un’intelligenza artificiale.

Ma prima facciamo un passo indietro per scoprire chi è l’Ingegner Faggin e quello che è stato il suo percorso.

Chi è Federico Faggin

Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Nato a Vicenza nel 1941 e risiedente negli negli Stati Uniti dal 1968, è stato creatore e capo progetto dell’Intel 4004, il primo microprocessore al mondo.

Ha sviluppato la tecnologia MOS con porta di silicio, che ha permesso la fabbricazione appunto dei primi microprocessori, delle memorie EPROM e RAM dinamiche e dei sensori CCD, gli elementi fondamentali per la digitalizzazione dell’informazione. Nel 1974 ha poi fondato Zilog, la prima azienda interamente dedicata ai microprocessori, con cui ha dato vita al celebre microprocessore Z80. Nel 1986 ha co-fondato la Synaptics, la realtà responsabile dello sviluppo dei primissimi Touchpad e Touchscreen.

Dopo aver contribuito a rivoluzionare incredibilmente il mondo fisico che ci circonda, Faggin decide di andare oltre lo studio della materia per indagare la fisica dell’invisibile. Nel 2011 ha fondato la Federico and Elvia Faggin Foundation, organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza, dedicata a programmi di ricerca teorica e sperimentale presso università e istituti di ricerca.

Comincia poi a pubblicare le sue opere, “Silicio” (2019) e “Irriducibile” (2022), fino ad arrivare al 2024 con “Oltre l’invisibile: dove scienza e spiritualità si uniscono” (Mondadori), opera in cui mette in connessione due mondi troppo spesso considerati mutualmente incompatibili fra di loro. Del rapporto tra scienza e spirito ce ne ha parlato durante il suo prezioso intervento.

Federico Faggin parla a una platea di 200 persone

La distinzione tra umano e macchina secondo Federico Faggin

Durante l’intervento di Faggin nel palco di Stesi, il fisico ha esordito mettendo in discussione quello che definisce “scientismo”, ovvero la tendenza a ridurre l’essere umano a una mera macchina biologica, semplicemente fatta di molecole. Invece ci invita ad andare oltre.

Un computer può produrre miliardi di operazioni e petabyte di dati al secondo e opera in un dominio puramente logico e deterministico. Una logica, peraltro, che è stata imposta dall’essere umano nel momento in cui ha creato la macchina stessa.

Noi, invece, siamo dotati di sentimenti, passioni e un’intimità che la logica non è in grado di mappare. Secondo il fisico, ciò che ci distingue in modo irriducibile da un computer è la nostra capacità di comprendere, sentire il significato dei simboli. Possiamo programmare una macchina per dire “ti voglio bene” (ovvero programmarla per imitare il nostro comportamento) ma solo un essere cosciente può effettivamente provare l’emozione che dà senso a quelle parole.

Siamo campi di coscienza, non un insieme di ingranaggi

Attraverso i principi della meccanica quantistica, Faggin ha spiegato come la realtà fisica non sia fatta di parti separate, ma sia una totalità interconnessa. Noi non siamo semplicemente il nostro corpo o un raggruppamento di molecole, siamo “campi di coscienza” che utilizzano il corpo come strumento di esperienza.

C’è una differenza ontologica fondamentale, infatti, tra i bit e la realtà fisica: i bit classici del computer sono separabili dalla fisica che li supporta, rendendo la realtà virtuale una costruzione logica e astratta. La realtà fisica e biologica invece non funziona così. Essa è legata a campi quantistici inseparabili, dove ogni parte (come le nostre cellule) contiene in qualche modo l’informazione del tutto.

“L’universo è un tutto che non è fatto di parti separabili” spiega Federico Faggin. “Le particelle, quando interagisco, creano degli stati in comune che si mantengono indipendentemente dalla distanza. In fisica quantistica queste particelle non sono oggetti, sono stati dei campi, non separabili gli uni dagli altri esattamente come un’onda del mare non è separabile dal mare stesso“.

Fino a pochi decenni fa noi ragionavamo solo in termini di particelle come entità separate. In questo senso la meccanica quantistica ha ribaltato l’idea che lo “scientismo” ci ha imposto della realtà, mettendo in primo piano la connessione e interazione.

Federico Faggin parla sul palco Stesi

L’Intelligenza Artificiale come specchio e opportunità

In Stesi lavoriamo quotidianamente con l’innovazione e le parole di Faggin sull’IA hanno offerto una prospettiva preziosa. L’IA è un “risonatore”: imitando parti di noi, ci costringe a porci domande profonde che altrimenti avremmo evitato. Noi siamo campi di coscienza dotati di un corpo, che hanno creato macchine (inclusa l’IA) che operano secondo la nostra stessa logica. Non dobbiamo temere l’IA se comprendiamo che essa è una nostra creazione logica, ma dobbiamo restare vigili nel riconoscere la nostra essenza che non potrà mai essere replicata. Questo perché, come ribadisce Faggin “noi non siamo solo logica, noi siamo anche passioni, sentimenti“. Come ha ricordato Faggin con una metafora potente, “l’amore è il sapore del significato”, è ciò che dà corpo a quello che altrimenti sarebbe un contenitore vuoto.

“L’amore è la forza che porta risonanza ai nostri stati di coscienza” – Ing. Federico Faggin

Domandarci ciò che ci differenzia da un’Intelligenza Artificiale o da un computer è fondamentale per permetterci di utilizzarli al meglio. La macchina non costituisce la realtà, è una rappresentazione della realtà, ovvero una “formula matematica che descrive un qualcosa che si può solo conoscere da dentro“, come sottolinea Faggin.

Onestà, responsabilità, autenticità: i valori per i prossimi 30 anni

L’intervento si è concluso con una riflessione profondamente umana sul percorso personale dell’ingegnere. Faggin ha condiviso come il successo professionale non sia stato sufficiente a renderlo felice finché non ha affrontato con onestà la propria vita interiore, accettando la responsabilità delle proprie scelte. “Scegliendo di non fare nulla quando avrei potuto fare qualcosa ho creato molti più disastri rispetto a fare delle cose sbagliate” confida Federico Faggin.

Il mondo ci insegna ad essere attori […] e questo ci mette una pressione pazzesca perché non possiamo essere noi stessi” – Ing. Federico Faggin

Con queste parole ci insegna che il nostro compito non è essere attori che recitano una parte, ma esseri umani autentici che riconoscono la propria connessione con il tutto. “Noi siamo qui per conoscere noi stessi, non siamo qui per essere parte della vita per come viene descritta dallo scientismo, ovvero come la ‘sopravvivenza del più adatto’. Ma chi è il più adatto? È colui che sopravvive […]. Quindi lo scientismo dice una cosa completamente stupida, una circolarità logica: dice che la ragione della vita è la sopravvivenza di chi sopravvive” critica il fisico. Al contrario Faggin ci offre un punto di vista distaccato dalla fisica tradizionale, suggerendo che lo scopo della vita sia quello di conoscere chi siamo e, conoscendo chi siamo, arrivare conoscere ‘il tutto’ di conseguenza.

Stesi accoglie questo insegnamento come il miglior augurio per il proprio futuro. Celebreremo i nostri trent’anni con la prospettiva di impegnarci a mettere la tecnologia al servizio dell’essere umano, della sua coscienza e della sua capacità di creare significato nel mondo.

clicca per contattarci e scoprire di più

Condividilo su: