Se tutti usano l’IA, dov’è il tuo vantaggio competitivo? La GenAI sta davvero creando valore o sta solo livellando le competenze e banalizzando il lavoro?
A rispondere a tutte queste domande è stato il Prof. Giovanni Miragliotta, Full Professor del Politecnico di Milano e Senior Director presso “Osservatori Digital Innovation”. L’intervento che ha portato in occasione dell’anniversario dei 30 anni di Stesi, ha tracciato una linea netta tra l’entusiasmo tecnologico e la necessità di una cosiddetta situational awareness (consapevolezza situazionale) per le imprese che intendono trasformare l’innovazione in vantaggio competitivo strutturale.
Il punto di svolta, individuato alla fine del 2025, risiede nel superamento di una soglia critica di coerenza dei modelli: l’IA non è più solo uno strumento di supporto estemporaneo, ma un motore capace di gestire flussi di lavoro complessi e continuativi.
Lo scenario italiano: un mercato in espansione strutturale


Il mercato dell’IA in Italia manifesta una vitalità straordinaria, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del +54% nel triennio 2022-2025. Questa traiettoria non è meramente quantitativa, riflette un rafforzamento qualitativo dell’offerta e una maturazione della domanda, trainata prima di tutto dalle grandi imprese e poi da una Pubblica Amministrazione in fase di accelerazione. Si registra infatti una crescita media del +24% del fatturato complessivo dei Vendor AI.
In tutto questo la Generative AI (GenAI) assume un ruolo predominante. Insieme ai progetti ibridi, rappresenta ormai il 46% del mercato complessivo nel 2025, con una crescita del comparto pari al +60% rispetto all’anno precedente. Tale dato evidenzia come la GenAI sia diventata il vero volano dell’avanzamento tecnologico nazionale.
La “GenAI divide”: perché la produttività individuale non genera valore corporate


Dal punto di vista dell’individuo singolo, il Professor Miragliotta dichiara: “Non dobbiamo dimenticare quello che la letteratura ci ha insegnato da una vita: ovvero che gli incrementi di produttività personale tipicamente fanno molta fatica a trasformarsi in valore economico“.
Dal punto di vista aziendale, invece, il Professore sottolinea la presenza di un sostanziale gap tra investimento e risultato. Nonostante gli investimenti, emerge un paradosso per il quale meno del 5% delle aziende intervistate è riuscita a raggiungere l’80% degli obiettivi prefissati nei progetti di IA. Solo un’azienda su quattro è riuscita a a raggiungere il 60% degli obiettivi prefissati. Al contrario, in progetti di innovazione digitale tradizionale le due percentuali citate sopra aumentano notevolmente.
Il Prof. Miragliotta sottolinea l’esistenza di un solco profondo che separa le organizzazioni capaci di integrare sistemi adattivi da quelle bloccate in flussi di lavoro fragili. Le criticità principali non risiedono nell’infrastruttura, nel talento o nella regolamentazione, bensì nella capacità di apprendimento del sistema. I modelli spesso falliscono perché la maggior parte dei sistemi GenAI:
- non apprende dai feedback;
- manca di apprendimento contestuale e adattamento a flussi di lavoro specifici;
- richiede una contestualizzazione manuale eccessiva per ogni operazione;
- non si adatta ai casi limite (edge cases).


L’impatto GenAI sul capitale umano: livellamento delle competenze e banalizzazione del lavoro
L’introduzione della GenAI nel contesto lavorativo produce effetti asimmetrici secondo il Prof. Giovanni Miragliotta. Se da un lato facilita l’apprendimento per i lavoratori meno qualificati (nonché l’onboarding di nuove figure aziendali) e replica efficientemente i vantaggi della collaborazione umana, dall’altro tende a livellare le competenze, riducendo la distanza prestazionale tra top performer e junior.
“Dal punto di vista della trasformazione del lavoro […] l’Intelligenza Artificiale appiattisce verso l’alto le prestazioni delle persone: tutti abbiamo iniziato a parlare il francese, scrivere delle mail perfette, informarci puntualmente, …” – Giovanni Miragliotta
Ricerche recenti indicano che l’uso massivo di IA può portare a una riduzione della capacità di richiamo delle informazioni (recall ability) e della soddisfazione derivante dallo sforzo cognitivo. È vero che l’uso di ChatGPT, per esempio, migliora i risultati di un compito creativo in termini di fluidità e flessibilità del prodotto finale (in altre parole incentiva la creatività). Tuttavia non va ignorato il valore esperienziale del lavoro umano: aggirare lo sforzo cognitivo tramite l’IA può ridurre sia il valore che la soddisfazione derivanti dal completamento del compito.
Se spostiamo ora il focus dal punto di vista dell’azienda sorge un ulteriore questione, ben sottolineata dal Prof. Miragliotta durante il suo intervento:
Se può farlo ChatGPT, dov’è il mio vantaggio competitivo?
È evidente che l’avvento delle Intelligenze Artificiali Generative (GenAI) ha avuto l’effetto positivo di democratizzare le abilità. Dall’altro lato, però, causa un fondamentale livellamento e appiattimento del posizionamento e del vantaggio competitivo aziendale. Si parla qui del rischio di commoditizzazione, ovvero l’acquisto di “uno stesso cervello” digitale uguale per tutti i competitor.


Il Prof. Miragliotta propone quindi un percorso di adattamento basato sulle seguenti migliori pratiche “a step”:
- Step In: investire tempo per imparare a usare l’IA ai massimi livelli;
- Step Forward: raggiungere processi più rapidi, costi minori e lavoratori più ingaggiati;
- Step Aside: fare un passo indietro, spostare l’attenzione su ciò che rende l’a
zienda unica e comprendere a fondo il business, i clienti, i colleghi, gli shareholders, ecc…; - Step Narrowly: approfondire, personalizzare, coltivare l’originalità.
Questo è il framework che, secondo il Prof. Miragliotta, porta ad un uso corretto dell’Intelligenza Artificiale Generativa e a un aumento del vantaggio competitivo dell’azienda. A livello di mercato e industria, invece, il successo strategico dipende dalla creazione di un loop virtuoso: più dati generano migliori performance algoritmiche, che attraggono più utenti, i quali producono ulteriori dati a loro volta.
Conclusioni: verso una nuova consapevolezza situazionale
L’intervento del Prof. Giovanni Miragliotta durante il trentesimo anniversario di Stesi, ha evidenziato che l’avvento dell’IA non va percepita solo una competizione tecnologica spiccia, ma come una vera e propria sfida di design dei processi e gestione del cambiamento. Il valore reale che la GenAI porta alle aziende sta nella capacità dell’impresa di costruire sistemi che apprendono, si adattano e proteggono l’unicità del proprio vantaggio competitivo.
Stesi, forte di un’esperienza trentennale nella digitalizzazione e forte della collaborazione con il Partner Tecnologico Humason, accoglie questa sfida per portare sempre più valore reale nelle aziende. Questo non solo in termini di performance, ma anche e soprattutto in termini di percezione del valore del lavoro e di miglioramento delle condizioni di lavoro.



